''L'uomo che amava dipingere''
Di Vincenzo Borriello
Collana: Trame
Genere: Narrativa
Pag. 64
Formato: 15 x 21
Prezzo: € 11,00
ISBN: 978-88-96686-02-7
Note Biografiche:
Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Dopo aver conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli, ha collaborato con due testate giornalistiche ''Tutto e''' e ''Il levante'', occupandosi di politica e fatti di cronaca. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del sistema mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per ''pensare il mondo''. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui ''nuovi equilibri globali'', ed agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua maturità giovanile e la sicurezza del tratto della sua penna hanno portato l'autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali risultavano a suo parere incomplete come nel caso del terrorismo islamico, a cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto ad effetto di un integralismo religioso spinto all'esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici.
Prefazione:
Ambientata nell'Iran contemporaneo, la vicenda narrata persegue essenzialmente due scopi: denunciare la violazione dei diritti umani e celebrare l'opera d'arte nella sua funzione catartica e nella sua capacità rivoluzionaria. Il giovane protagonista appartiene ad una generazione che a Teheran comincia a prendere coscienza dei propri diritti e non è disposta ad accettare acriticamente le regole imposte alla società dall'integralismo degli Ayatollah. È un pittore e non trova niente di impuro nel dipingere un nudo femminile, ma ben presto sperimenta che agli occhi di chi è preposto a salvaguardare la morale comune, quello che lui ha fatto è gravissimo, inaccettabile e va punito nel modo più severo per dare un monito a chiunque volesse imitarlo. Così Yassir (è questo il nome del protagonista) prima di essere giustiziato viene messo in prigione dove come compagno di cella si trova Omar, colpevole di essere omosessuale. La prigione tuttavia non impedisce che fra i due nasca una profonda intesa e non riesce a soffocare quella che è la vera essenza dell'uomo: la sua dimensione razionale e morale. E qui interviene l'arte, il mezzo espressivo che consente a Yassir di liberarsi dalle costrizioni del carcere per volare in alto, in una dimensione irraggiungibile dalle assurde limitazioni che un essere umano riesce a concepire per soffocare un altro essere umano e ridurlo ad oggetto. Una dimensione in cui il protagonista può manifestare liberamente i suoi pensieri, può porsi domande, può cercare risposte, può esporre le proprie valutazioni e i propri punti di vista. Attraverso la pittura Yassir dà senso alla sua vita anche nel chiuso di una cella. Può continuare a cercare se stesso e a valutare le proprie convinzioni attraverso il confronto con persone diverse per appartenenza sociale e per forma mentis, persone che incontra nei suoi quadri. Ora è un ragazzo palestinese convinto che farsi esplodere in nome di Allah sia il più nobile dei gesti, ora è un marine americano che, a contatto con la cruda realtà della guerra, comprende di essere stato ingannato da chi gli ha proposto un'avventura assurda come una meravigliosa prospettiva per il futuro. Due esseri diversi, addirittura nemici, ma uniti dallo stesso destino: entrambi muoiono di morte violenta per inseguire un ideale bugiardo, costruito ad arte da chi detiene il potere. Yassir che è un pacifista non riesce a comprendere l'aberrante logica della guerra e non si spiega come un essere umano abbia potuto concepirla. Si scoraggia di fronte all'atteggiamento di tanta gente (tra cui molti sono giovani facili agli entusiasmi e malleabili) che si lascia manovrare e, in modo acritico, accetta come giuste idee assurde tra cui la più assurda è la guerra santa che usa Dio in modo strumentale. Per Yassir tutto questo è inaccettabile come inaccettabile è la pretesa della legge coranica di gestire tutti gli aspetti della vita sociale e i comportamenti dei singoli individui, ma è una realtà che si alimenta con la rassegnazione di chi crede che nulla possa cambiare. Invero non mancano segni di cambiamento specie tra i giovani che cominciano a far proprie idee nuove e a rivendicare il diritto di vivere da liberi. Una rottura col passato quindi, determinata da una rivoluzione di pensiero, originata e sostenuta in questo caso da un'opera d'arte che col suo linguaggio universale riesce a rivolgersi a tutti e a scuotere le coscienze.
Dott.ssa Pina Mammana
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'Non guardarmi'
di Filippo Ferlazzo
Collana: Raccolte
Genere: Narrativa
Pag. 112
Formato: 15 x 21
Prezzo: 11,00 euro
ISBN: 978-88-96686-00-3
Note Biografiche:
Filippo Ferlazzo, nato a Patti (Me) nel 1978. Attualmente vive in provincia di Messina.
Esordisce nel 2008 con il suo primo romanzo 'Fermati e parla'. Ha stilato la prefazione dell'opera 'Mariscos-frutti di mare (racconti, versi e pensieri)' dell'esordiente Shivanarquois.
Prefazione:
Non nascondo che la lettura dei racconti contenuti in questa raccolta mi abbiano piacevolmente coinvolto e nel contempo turbato.
Ferlazzo, anche in questa seconda pubblicazione, riesce a tenere alto l'interesse del lettore con trame che, seppur sul filo della fantasia , descrivono stati d'animo e condizioni di vita purtroppo sempre attuali.
I sentimenti, i pensieri, i rimorsi, le sensazioni si materializzano in personaggi reali, che parlano, si confrontano, facendo sentire al lettore ciò che non vorrebbe essere e vedere ciò che vorrebbe,altresì, amare.
Filippo Ferlazzo riesce a trasmettere al lettore le stesse pene e le stesse gioie che la quotidianità di questo mondo, legato alle distorsioni del significato di tanti modi d'essere e di vivere, ci offre con costante, impressionante frequenza. Basta seguire gli organi di stampa per rendersi conto che quanto raccontato può benissimo essere lo specchio di una società che sta perdendo valori e interessi per la vita.
Ferlazzo ci racconta anche dell'amore, quello vero, quello che non trova collocazione nello spazio e nel tempo , ma si perpetua nei ricordi e si rafforza con i suoi frutti.
Il fenomeno della pedofilia, il disinteresse per il prossimo sofferente, la droga, i maltrattamenti sulle donne, ma anche l'amore, forse ideale, ma certamente necessario per elevare l'uomo al giusto livello di spiritualità cui il Creatore lo ha destinato, suo malgrado, sono le chiare immagini che vengono tracciate in questo brillante lavoro di Ferlazzo.
L'uomo non può assurgere alla dimensione superiore se non riesce a interpretare la propria vita, il proprio mondo nella maniera in cui l'autore di questi racconti la espone. Correre per vicoli ciechi cercando di sfuggire inutilmente ai vizi e amare perdutamente fino a creare il frutto del sentimento tragicamente perduto, sono paradossalmente le contrapposte ma vive condizioni nelle quali, oggi, l'uomo si dibatte.
Il libro, pertanto, dischiude un messaggio, soprattutto per i giovani, i veri attori delle fasi della vita raccontati da Ferlazzo: aspirare all' immortalità non solo con lo spirito ma con la forza delle azioni.
Nino Lo Iacono
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